
Regola fondamentale per evitare pericolosi contraccolpi emotivi o travasi di bile: mai e poi mai pubblicare su un social netuorc, un blog o anche solo sulla posta del cuore di Cioè una considerazione negativa o una lamentela sul proprio aspetto a meno che non si abbia un carattere tanto coriaceo come quello di un guerriero spartano sopravvissuto alla battaglia delle Termopili in grado di sopportare critiche feroci o giudizi obiettivi.
Stamattina pubblico sul mio profilo di Feisbuc uno statu: “sono talmente ingrassato che per mettere la cinta ho dovuto usare un bumerang”.
Ora gli amici, quelli che mi conoscono davvero, letto questo si sono affrettati ad applicare il protocollo Insy 2/bis che recita: “di fronte ad un calo di stima di Alessandro, rispondere prontamente confortandolo, anche se questo dovesse implicare la totale negazione della realtà”.
Si è levato quindi un coro di fedelissimi che, con diversi gradi di persuasione, hanno spergiurato che “non è vero!”, che “la bilancia è rotta” e che “probabilmente oggi l’aria pesa di più”. E per un po’ ho realmente creduto che un gruppo di folletti nella notte avesse dispettosamente ristretto con ago e filo tutti miei pantaloni.
Poi un certo XXX, ignaro di quello che avrebbe scatenato, ha creduto bene di aggiungere anche lui un commento: “sai ti ho intravisto sabato all'alpheus, certo sei molto fotogenico ma sei caruccio, dicimo che le foto ti sfinano e ti allungano un pochino”.
“Dunque, un conto è che IO mi do addosso, un conto è che TU confermi la cosa. Ma insomma, nessuno ti ha mai spiegato che ci si denigra per farsi consolare, adulare, coccolare!?!??!”.
Ma questo me lo sono tenuto per me e, nonostante si mi fosse gonfiata l’aorta carotidea e avessi già evocato Pasubu, il demone dell’Esorcista promettendogli la mia anima in cambio della morte per autocombustione dell’avventato commentatore, non ho replicato perché se decidi di metterti sdraiato sulla linea di mezzeria di un’autostrada non puoi poi lamentarti di restare travolto da un tir. Perciò mi sono limitato a dare un cazzotto al muro per calmarmi cambiando poi semplicemente lo status.
Poco dopo, arriva la telefonata del mio miglior amico per confortarmi ancora del fatto che “quello non capisce un cazzo” e che “non è per niente vero che mi sono ingrassato” ma ormai avevo già aperto la scatola di Ferrero Roscié, ultimi superstiti di un cesto natalizio, al grido di “visto che mi dicono che sono grasso, tanto vale squintalare”. Ma il mio migliore amico, conclude la conversazione aggiungendo con un tono affilato come la lama di rasoio: “ e comunque, di quello non ti devo più preoccupare, non ti scriverà mai più”.
Il conforto che sa regalarti il cibo non eguaglierà mai quello che può garantirti un amico vero.




