lunedì 9 novembre 2009

O PITTOR CHE PITTI.




















Domenica mattina alle 8 sono già in piedi. E la cosa non è poi così strana. Solo che questa volta non sto rientrando dalle danze del sabato notte ma sto riemergendo dal tepore del mio materasso. Ho puntato la sveglia così presto perché devo dipingere dei mobili. Non posso aspettare oltre per farlo. E’ più di un mese che ho traslocato e devo iniziare a dare un senso a questa stanza. Parto quindi da quella che è una cosa fondamentale: il colore. Ho una panca, una sedia, un tavolo e un comodino da spennellare. Io ho chiesto un grigio piombo, che in effetti è il colore stampato sul barattolo di Saratoga, ma, già dopo la prima passata, è evidente che i anche i colori subiscono la frustrazione del relativismo.
E’ sì un grigio, ma che sembra avere il blu nel suo codice genetico. Poi la sfumatura cambia a seconda che ci batta sopra una luce naturale o artificiale. Nel complesso però mi piace molto.
Al comodino, il mio pezzo più riuscito, ha sostituito con due gocce di porcellana bianca due vecchi pomelli. Un mobile che potrebbe stare indifferentemente bene nella casa di bambole di Olli Obbi o nella buduar di Amanda Lepore.
Ancora invece massima indecisione sull’armadio. Un po’ perché mi rimane un pelo complicato caricarmelo in motorino (il trasporto è fuori questione, con quella cifra mi ci compro una consol di Fornasetti) Un po’ perché vorrei frugare in qualche mercatino dell’usato per non far sembrare questa stanza appena schizzata fuori da un catalogo Ichea. E un po’ anche perché non ho ancora capito bene dove appoggiarlo. Per ora continuo quindi a giocare a scacchi con i mobili che ho già piazzato e, considerando l’ingombro virtuale del guardaroba, sto continuando a vagliare le infinite possibilità di disporre i pezzi. Fino a che non troverò la combinazione giusta o non mi sarò rotto le palle.

venerdì 6 novembre 2009

ADUNATA



















a tutti i maremmani e non: domani alle 11, nel Palazzo della Provincia di Grosseto, sala Pegaso, interverrò all'incontro: LGBT.NET i mezzi di comunicazione e il mondo glbt. Non credo che Brenda e Nataì possano, quindi, alemno voi, intervenite.

giovedì 5 novembre 2009

TUTTO CAMBIA E TUTTO RESTA COM'E'.


e ditemi se il pensiero comune di molti italiani su i ghei non è esattamente come quello di Gabbriella.

ORE 18.













Piccole differenze sull’aperitivo tra Roma e Milano.
Ore 18: al Bar Amore di Largo di torre argentina si servono bombe calde con la crema inzuppate un vasche di cappuccino. Sul muro, in una cornice a giorno, troneggia una maglietta della Roma di Aldaire ed è tutto un “Aoo..ma li morte’!”
Ore: 18: allo Straf di via di San Raffaele c’è musica laung, luci soffuse e spriz in bicchieri sorretti da ragazze diafane e adoratori di Tom Ford.

martedì 3 novembre 2009

UNA PICCOLA OSSERVAZIONE

Ultimamente non ho molto tempo per aggiornare il mio blog. Tanto lavoro, una casa da sistemare, vestiti dispersi nel trasloco da ritrovare. In questa baraonda però il sentimento che sento più forte è quello di gratitudine. Non saprei esattamente a chi indirizzare questo afflato. Se a una cosa, ad una persona, a me o al buco di culo, ma sentendo i bollettini di guerra che continuano a parlare di centinaia di migliaia di disoccupati, non posso non provare il sollievo del naufrago che recupera fortuitamente un tronco d'albero a cui aggrapparsi. Sebbene esausto, nonostante veda intorno a me i marosi di una crisi economica che fa spavento, sono grato per avere di nuovo un lavoro. E mi trovo ad apprezzare il piacere della serenità e di una vita più semplice, cose che, solo pochi mesi fa, vedevo solo come mediocri aspirazioni.

lunedì 26 ottobre 2009

GF9: LA PRIMA E L'ULTIMA PUNTATA CHE VEDO (perché rosico che non mi hanno fatto entrare)

Per una coerenza filologica con la mia fulgida carriera da “più checca di roma” e di narratore di aulici episodi come quello del ciuingam attaccate ai peli del sedere ottimamente descritto nel mio libro, non potevo certo non candidarmi anche come concorrente del Grande Fratello. Oh, neppure loro mi hanno voluto! E sì che avrei risolto il problema di casa e del lavoro con una botta sola. Quindi, dal momento che mi hanno scartato ed essendo oltretutto un campione di eleganza e sportività, io li odio già tutti. Anche quest’anno in studio ad affiancare la Marcuzzi che come la nonna rincoglionita e Starda, la piantana in alluminio di Ichea, dove la metti sta, Alfonso Signorini, oltre ad essere a Verissimo, dirigere Chi, togliere malocchi con un piatto d’acqua e 2 gocce d’olio sapere in anticipo che Marrazzo lo avrebbero beccato a mutande calate insieme a Brenda, è anche qui.
Anche quest’anno la casa è stata arredata nello stesso stile sobrio che impera nella villa di Lele Mora, ma viso che tanto poi lì finiranno a massaggiargli i malleoli, tanto vale che si abituino sin da ora.
Il primo concorrente ha 22 anni è di Catania. Si chiama Tullio e i suoi amici lo definiscono l’amico delle donne che dalle mie parti significa che l’ultima volta che ha visto la figa era quella della madre il giorno del parto.
Camilla, 24 anni, modella, è metà brasiliana, metà boliviana ma tutta deficiente. Grida anche per chiedere l’ora ad un orologio. Come Belen è stata scelta perché mastica la coniugazione perifrastica attiva e passiva e, che lo crediate o no, sogna il mondo dello spettacolo.
Poi finalmente l’avvenimento!! Entra un ghei! Ancora non si definisce omosessuale ma nella clip di introduzione sembrava una operatrice di bellezza della Revlon durante una dimostrazione su come si stende il rimmel.
Poteva essere un’occasione ma invece anche stavolta veniamo selezionati solo per fare le macchiette. Per consolidare l’immaginario da “Omicidio al blu ghei” e per rassicurare ancora il pubblico che noi finocchi siamo solo una versione rachitica e più isterica delle donne.
A sentire le storie dei concorrenti, il padre è la prima cosa che si perde. O muoiono prematuramente o si suicidano o scappano con qualche amante. Se sapevo che era così facile entrare, facevo fuori anche il mio ed entravo senza neppure fare un provino.
Tra le cose interessanti che si vengono a sapere vedendo le pubblicità durante i brec è che si può fare nostra la casa disegnata dalla chiabotto per sciatò d’ax, in un elegante color pervinca e che, viste le esigenze urinarie della ex miss, ha una vasca da bagno al posto della tazza del cesso.
Altra clip, altro concorrente: Alberto, 26 anni, molto bello con tanta fede, crede nell’amore e non nel sesso fine ed è un cattolico professante. Dice di voler trovare in casa un pò di tranquillità. E lo capisco. Immaginate che vita dissoluta conduca a Vasto, andando in chiesa tutte le mattine.
C’è anche una trans da femmina a maschio ma non hanno ancora detto chi è. Siccome però in media le F/M vengono meglio degli M/F (che il più delle volte sembrano P.E. Baracus di Ei Tim con la parrucca e un paio di Scianel numero 48), sarà davvero un mistero capire chi sia.
Come sempre, troppi giochetti poco divertenti: fai entrare uno se elimini un altro, scegli la porta che ti garantisce di restare dentro, si salva il primo che riesce a suonare l’inno di mameli suonandolo con una foglia e un pettine. Troppi ghirigori!
Come sempre ci sono un sacco di donne. Tutte dalla vita uguale. Studiano, amano la famiglia, vorrebbero tanti bambini e la pace nel mondo. Mai nessuna che ti mostri un pirsing alle grandi labbra o che aspiri ad aprire un locale di lap dens affianco alla sede centrale dell’opus dei.

Aggiornamento dell’ultima ora dall’ufficio stampa dell’Unicef che tira le somme del GF:
5 orfani di madre o padre. 2 hanno i fratelli dispersi. 1 ha il padre incidentato, ma con questa china, vedrai se non si risolve in tragedia. E, caso più disperato di tutte, una concorrente è in evidente soprappeso.

giovedì 22 ottobre 2009

IL NUOVO UFFICIO


Occhei, non dovrei lamentarmi perché, dopo tanto penare, ho finalmente trovato lavoro. Capisco pure che ce n'è molta di gente a spasso che ora, oltre alla sofferenza della disoccupazione, deve subire anche la beffa di un esecutivo che inneggia al posto fisso. Ma qui sono tutte donne! È l’inferno in terra e la legge del contrappasso di Dante fusi insieme e scagliati con violenza contro la mia vita. È una settimana che non faccio altro che presentarmi nuovamente a colleghe già presentatemi il primo giorno e che, per mio disinteresse nei confronti del genere femminile, non riesco a memorizzare ne a distinguere.
I cestini in bagno sono carichi di confezioni scartate d’assorbenti. Il rumore di tacchi mi martella il cervello, per non parlare dei profumi fruttati che si mischiano dando vita ad una nube venefica che mi corrode le narici.
Risulterò pure ingrato ma se entro un mese non allestiscono qualche ponteggio davanti la mia finestra, con qualche operaio da guardare, io mi licenzio e vado a lavorare in miniera.
Ora vi saluto che sta venendo il direttore. Donna, ovviamente.